Sulle tracce del Bruno…
La delicatezza nei gesti e nel comportamento rivela quella dei sentimenti ed in certi particolari momenti stranamente anche il silenzio non tende a svuotare l’animo, ma lo riempie di sensazioni. E di questo silenzio sono intrise le montagne, di questo silenzio abbiamo bisogno per colmare di emozioni i nostri gesti, di questo silenzio necessitano i nostri sentimenti quando la proiezione dei nostri pensieri diventa lo specchio del nostro essere.
Questo silenzio è indubbiamente stato il compagno privilegiato anche del Bruno, tutte le volte che si ritrovava ispirato da quell’irrefrenabile passione di ricerca, facendolo sentire pure lui figlio di grandi sogni e fantasie; emozioni talvolta indefinibili che cercava di materializzare dentro tracciati ideali che si snodano verso l’alto. Tracce verticali silenziose, invisibili ma esistenti, che lasciano un segno solamente nella memoria e nessun disturbo sulla roccia, dove la forbice del tempo può trovare ancora lo spazio per ritagliare la sua storia e chiudere il cerchio dei ricordi.
I grandi spazi affascinano come pure affascina il senso di libertà e quel soffio di indipendenza mentale che si percepisce quando si arrampica. E di tutti questi passaggi che guardano su luoghi insoliti, anche se tendenti al non senso, ma capaci di riempire d’immenso ogni attimo di vita vissuto in sintonia con noi stessi, gli altri, la roccia e la natura, siamo divenuti figli anche noi. Perchè scalare queste sue realizzazioni significa ogni volta vivere momenti intensi; frammenti di storia che ci fanno ripercorrere il tempo e pensare all’eleganza ed alla semplicità dell’alpinismo di ieri. L’Alpinismo con l’ ”A” maiuscola fatto sì, con pochi ed essenziali mezzi, ma espressione di molta determinazione, passione e sacrificio.
Anche Bruno Detassis, con le sue numerose eleganti ed estetiche realizzazioni, rappresenta nel complesso, seppure con la sua grandezza, solo un frammento della storia dell’alpinismo, però un pezzo grande e prezioso che messo assieme ad altri pezzi rari e ricercati compongono, completandolo, il grande puzzle della montagna.
Quando mi fu chiesto di prendermi carico dell’impegno di promuovere l’idea di onorare il grande alpinismo di Bruno Detassis, proponendo la ripetizione libera e spontanea delle sue numerose vie ad un possibile esteso numero di alpinisti e poi, successivamente a fine stagione, di raccoglierne le varie impressioni, descrizioni, testimonianze, pareri, schizzi, testi o quant’altro valorizzasse queste opere del Bruno, devo confessare che mi sono sentito dapprima un po’ smarrito per la complessità della cosa, ma allo stesso tempo lusingato della possibilità di catalizzare l’eleganza di un’iniziativa così originale e genuina.
Questo arrampicare sulle sue tracce, oltre ad aiutarci a ricordare, dovrebbe darci l’impressione di godere del privilegio di rimettere un piede nel passato, ed il concederci la gioia del ripercorrere queste linee storiche è l’occasione per riconoscerne il vero valore rapportato ai tempi in cui questi capolavori furono realizzati, con il soffermarci spesso ad immaginare cosa può essere passato nella testa dei nostri predecessori nel concepire e poi nel salire queste verticalità con quei pochi e scarsi materiali che possedevano.
La montagna può sempre aprirci dentro uno spazio riservato ed incondizionato: il segreto sta nel saperne cogliere i favori ed i valori con grande rispetto ed umiltà. Il rimettersi sulle tracce di un grande ricercatore di emozioni non può dare altro che forti soddisfazioni.
Elio Orlandi